Un villaggio di pescatori con un destino legato all'acqua
Amsterdam, la 'Venezia del Nord', si presenta alla vista dei turisti una terra poggiata sull'acqua con 90 isolette, divise da circa 100 Km di canali e collegate da 400 ponti in pietra; con Venezia, ha in comune anche il fatto di essere un importante centro d'arte pittorica e architettonica.
Entrambi, nel passato, hanno dimostrato di essere tolleranti, aperte alle nuove idee e alle minoranze religiose: il ghetto di Venezia e la comunità Ebraica di Amsterdam hanno infatti giocato un ruolo primario nella storia e nell'economia delle due città.
Nata circa 700 anni fà, Amsterdam ha sempre legato il suo destino all'acqua, il nome della città ("Amstellodamme" la diga sull'Amstel) è citato per la prima volta in un documento di dogana, datato 1275.
Si presentò come una distesa di acquitrini poco ospitali ai primi abitanti dell'Olanda che vollero comunque insediarsi in queste terra iniziando costruire capanne su dune di sabbia presso quella che diverrà la città di Haarlem. I pescatori che si stabilirono, per contrastare il livello del mare, alla fine del XII secolo, costruirono delle Dighe come lo Zeedijk. Sull'Amstel, crearono un passaggio provvisto di chiuse, denominato Dam. Il villaggio che riuscirono a realizzare dopo tutte queste difese, si chiamò Amstel-Dam, la futura Amsterdam; in quella che nel futuro sarebbe divenuto il famoso quartiere a "luci rosse", fu edificata anche la prima chiesa in legno dedicata a San Nicola patrono dei pescatori e dei marinai, ribattezzata, dopo la Riforma, con il nome di Oude Kerk.
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